Lui è Alessandro Bergonzoni. La gente intorno non lo riconosce e lo tratta anche un po’ male, forse a causa dell’abbigliamento “casual”. A poche file da lui è seduta la figlia, io sono in piedi tra i due. Siamo tutti e 3 vittime dello sciopero dei treni e così siamo finiti su quel treno che nessuno di noi avrebbe immaginato di prendere: l’unico treno verso il sud superstite in partenza da Milano verso Lecce.
Passo un tempo interminabile in piedi, poi ad un certo punto si libera il posto cui sono appoggiato, a pochi centimetri da quello di Bergonzoni. Sto per sedermi stremato e lui si alza e con due paroline a mezza voce mi chiede se posso fare il cambio col posto della figlia. Accetto sorridendo e mi avvicino al posto di lei, che nel frattempo si sposta di fronte al padre. Peccato che arriva un vecchietto e cedo anche questo posto.
Bergonzoni si accorge della situazione, se ne dispiace ed inizia ad insistere perché io prenda il suo posto. Io non ci penso nemmeno, ma lo ringrazio anche e soprattutto per la gentilezza dimostrata. Peraltro passano un po’ di fermate e prima il padre poi la figlia perdono il posto, finendo a stare in piedi sino a Bologna, davanti al bagno. Non si perdono d’animo e seppure visibilmente stanchi, sono gentili con tutti.
Ne sono conquistato: prima di salire avevo una grande stima di lui come autore, quando sono sceso a Reggio Emilia (e lui ancora mi ringraziava, ore dopo il piccolo gesto) mi sono reso conto di avere anche una grande stima di lui come persona.
Per questo gli dedico la mia giornata su Pollicinor.
ecco, bergonzoni è una delle poche persone che stimo veramente di cuore.
Mi associo alla stima. Gran bella
Massima stima a Bergonzoni e anche a Pollicinor per questo racconto